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Dopo Napoli puliamo il Parlamento
Maggio 21, 2008Resoconto di una giornata contro la mafia
Maggio 20, 2008Ich bin da!
Allora… stamane assemblea d’istituto al palasport con un altro po’ di scuole di verona…
Tema: Mafia: Noi non ci stiamo.
C’erano svariati ospiti tra cui Salvatore Borsellino, fratello del magistrato barbaramente ucciso dalla mafia….
Poi casca tutto perchè invitano tosi….
quando il personaggio suddetto arriva si scatena un applauso da parte del 90% della gente presente e alcuni fischi e insulti (anch’io ho contribuito…).
Poi partono i piccoli fascisti che crescono:
Duce! Duce!
e saluti romani.
teste di cazzo.
Mi chiedo quanto veramente questa gente sappia cosa dice tosi ma vabbè…. non è questo il tema della giornata.
Tosi parla, e dice che la mafia è anche qua al nord con capitali estorti al sud e che così rovina l’economia del Nord.
Viene applaudito anche da me.
E dagli stessi che dieci minuti prima dicevano che la mafia è solo al sud.
come mi ha detto borsellino più tardi al sud si fa vedere, al nord no.
Poi parla il rettore dell’università di verona, costa, un altro tipo di cui non ricordo il nome e vengono applauditi, ma secondo me erano applausi per prendere per il culo.
Poi pausa e tutti da tosi a farsi fare l’autografo, la foto a toccarlo e, se femine, a sbavargli dietro…. no comment.
E il sindaco che cazzo fa? una giornata sulla mafia e lui è lui come una star che si fa pubblicità. io non lo inviterei neanche se mi pagasse.
porco.
e crede nella lotta alla mafia uno così? vuole crearsi un nuovo bacino di elettori purtroppo incoscienti e che votano perchè la destra va di moda.
no comment.
Poi è il turno di Salvatore Borsellino.
Un’ottimo intervento: ha spiegato l’attività di paolo e giovanni, delo maxiprocesso, della mafia, della mafia che è anche al nord, che crede in noi e che nel nostro paese la mafia non verrà sconfitta finchè:
- i mafiosi saranno in parlamento
-si sposteranno i magistrati (esplicito riferimento a de magistris e forleo) ogni volta che cercano di fare il loro lavoro.
Applusi come al solito di chi non ha ascoltato e prende per il culo.
L’iniziativa è stata buona, peccato per il menefreghismo generale che nn ha permesso a chi voleva di seguire attentamentte. meglio che la partecipazione non fosse stata obbligatoria.
Alla fine borsellino si è fermato con me e un altro po’ di gente e abbiamo parlato un po’. sono molto contento perchè non sono l’unico che viene per vedere tosi o perchè è obbligato.
mi vergogno che del resto a nessuno non gliene freghi niente.
e neanche della generazione di futuri elettori che voterà indiscriminatamente senza pensare.
il sindaco non mio si dovrebbe vergognare a farsi pubblicità così. ma è un politico anche lui.
Schifani: l’amico della mafia che si finge contro la mafia
Maggio 3, 2008Ora d’aria
l’Unità, 1 maggio 2008
Chiedendo scusa per il disturbo, senza voler guastare questo bel clima di riverenze bipartisan al neopresidente del Senato Renato Schifani, vorremmo allineare qualche nota biografica del noto statista palermitano che ora troneggia là dove sedettero De Nicola, Paratore, Merzagora, Fanfani, Malagodi e Spadolini. Il quale non è omonimo di colui che insultò Rita Borsellino e Maria Falcone (“fanno uso politico del loro cognome”, sic) perché erano insorte quando Berlusconi definì i magistrati “disturbati mentali, antropologicamente estranei al resto della razza umana”: è proprio lui. Non è omonimo dell’autore del lodo incostituzionale che nel 2003 regalò l’impunità alle 5 alte cariche dello Stato, soprattutto a una, cioè a Berlusconi, e aggredì verbalmente Scalfaro in Senato perché osava dissentire: è sempre lui.
L’altroieri la sua elezione è stata salutata da un’ovazione bipartisan, da destra a sinistra. Molto apprezzati il suo elogio a Falcone e Borsellino e la sua dichiarazione di guerra alla mafia. Certo, se uno evitasse di mettersi in affari con gente di mafia, la lotta alla mafia riuscirebbe meglio. Già, perché – come raccontano Abbate e Gomez ne “I complici” (ed. Fazi) – trent’anni prima di sedere sul più alto scranno del Parlamento, Schifani sedeva nella Sicula Brokers, una società di brokeraggio fondata col fior fiore di Cosa Nostra e dintorni. Cinque i soci: oltre a Schifani, l’avvocato Nino Mandalà (futuro boss di Villabate, fedelissimo di Provenzano); Benny D’Agostino (costruttore amico del boss Michele Greco, re degli appalti mafiosi, poi condannato per concorso esterno); Giuseppe Lombardo (amministratore delle società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori mafiosi e andreottiani di Salemi arrestati da Falcone e Borsellino nel 1984). Completa il quadro Enrico La Loggia, futuro ministro forzista. Nei primi anni 80, Schifani e La Loggia sono ospiti d’onore al matrimonio del boss Mandalà. All’epoca, sono tutti e tre nella Dc. Poi, nel 1994, Mandalà fonda uno dei primi club azzurri a Palermo, seguito a ruota da Schifani e La Loggia. Il boss, a Villabate, fa il bello e il cattivo tempo. Il sindaco Giuseppe Navetta è suo parente: infatti, su richiesta di La Loggia, Schifani diventa “consulente urbanistico” del Comune perché – dirà La Loggia ai pm antimafia – aveva “perso molto tempo” col partito e aveva “avuto dei mancati guadagni”.
Il pentito Francesco Campanella, braccio destro di Mandalà e Provenzano, all’epoca presidente del consiglio comunale di Villabate in quota Udeur, aggiunge: “Le 4 varianti al piano regolatore… furono tutte concordate con Schifani”. Che “interloquiva anche con Mandalà. Poi si fece il piano regolatore generale… grandi appetiti dalla famiglia mafiosa di Villabate. Mandalà organizzò tutto in prima persona. Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e La Loggia e aveva trovato un accordo: i due segnalavano il progettista del Prg, incassando anche una parcella di un certo rilievo. L’accordo che Mandalà aveva definito coi suoi amici Schifani e La Loggia era di manipolare il Prg, affinché tutte le sue istanze – variare i terreni dove c’erano gli affari in corso e penalizzare quelli della famiglia mafiosa avversaria – fossero prese in considerazione dal progettista e da Schifani… Il che avvenne: cominciò la stesura del Prg e io partecipai a tutte le riunioni con Schifani” e “a quelle della famiglia mafiosa, in cui Schifani non c’era”.
Domanda del pm: “Schifani era al corrente degli interessi di Mandalà nell’urbanistica di Villabate?”. Campanella: ”Assolutamente sì. Mandalà mi disse che aveva fatto questa riunione con La Loggia e Schifani”. Il tutto avveniva “dopo l’arresto di Mandalà Nicola”, cioè del figlio di Nino, per mafia. Mandalà padre si allontana da FI per un po’, poi rientra alla grande, membro del direttivo provinciale. E incontra Schifani e La Loggia. Lo dice Campanella, contro cui i due forzisti hanno annunciato querela; ma la cosa risulta anche da intercettazioni. Nulla di penalmente rivelante, secondo la Dda di Palermo. Nel ‘98 però anche Mandalà padre finisce dentro: verrà condannato in primo grado a 8 anni per mafia e a 4 per intestazione fittizia di beni. E nel ‘99 il Prg salta perché il Comune viene sciolto per infiltrazioni mafiose nella giunta che ha nominato consulente Schifani. Miccichè insorge: “E’ una vergognosa pulizia etnica”. Ma ormai Schifani è in Senato dal 1996. Prima capogruppo forzista, ora addirittura presidente. Applausi. Viva il dialogo. Viva l’antimafia.
Segnalazioni
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Libera Piemonte organizza una serata tributo dedicata a Peppino Impastato e a tutti i giornalisti morti per mano mafiosa – per saperne di più clicca qui








