Un diciassettenne di etnia curda è stato impiccato martedì scorso in Iran. La notizia, diffusa da Amnesty International, precisa che Mohammad Hassanzadeh è stato condannato a morte perché giudicato colpevole di complicità nell’omicidio di un bambino di 10 anni; per lo stesso reato era già stato giustiziato un uomo di 60 anni, Rahim Pashabadi; Hassanzadeh, che al momento dell’omicidio aveva 15 anni, ha atteso l’esecuzione della sentenza nel carcere di Sanandaj.
La morte del giovane curdo è doppiamente grave perché questa volta il governo iraniano, che trasgredisce sistematicamente gli accordi sui diritti civili e politici dell’uomo stipulato dai Paesi aderenti alle Nazioni Unite, ha calpestato la stessa Convenzione dei diritto del fanciullo che proibisce l’esecuzione capitale di tutti coloro che hanno un’età inferiore ai 18 anni. Nonostante Teheran abbia ratificato la Convenzione, nel 2007 in Iran sono state giustiziate almeno otto persone che al momento del reato non erano ancora diciottenni.
Amnesty International, che chiede l’interruzione di questo barbaro modo di interpretare la giustizia, precisa che la scomparsa di Mohammad Hassanzadeh seppellisce le speranze dei giorni scorsi relative alla decisione del Capo della magistratura iraniana, Ayatollah Mahmoud Shahroudi, il quale aveva disposto un mese di rinvio per l’esecuzione di altri due giovani delinquenti accusati di omicidio plurimo. I legali di Behnoud Shojaee e Mohammad Feda’I, questo il nome degli accusati che hanno sempre dichiarato di non aver commesso intenzionalmente il fatto, avevano chiesto tempo per cercare di ottenere un accordo con le famiglie delle vittime che secondo la Sharia possono accettare un risarcimento in denaro, il cosiddetto prezzo del sangue, per consentire al tribunale di commutare la pena di morte in ergastolo. Attualmente in Iran sarebbero 85 i giovani criminali che rischiano di essere giustiziati ma le possibilità che il numero cresta sono altissime; la prossima condanna a morte toccherebbe a Saeed Jazee, un ragazzo di 21 anni che dovrebbe essere giustiziato il prossimo 25 giugno.
Alle esecuzioni capitali si aggiungono poi le torture: in una recente lettera Mohammad Feda’I, che al momento dell’arresto aveva 16 anni, ha dichiarato che alcuni ufficiali lo avrebbero obbligato a firmare una confessione senza che lui ne conoscesse il contenuto. Durante gli interrogatori il giovane ventunenne, da cinque anni in carcere in attesa dell’esecuzione della sentenza, sarebbe stato preso a calci e bastonato violentemente.
Tra i Paesi che si fregiano il “vanto” di infliggere la pena capitale, l’Iran è uno dei pochi che condanna a morte i criminali che hanno commesso i reati in età inferiore ai 18 anni. Oltre a Teheran, questo tipo di esecuzioni viene attualmente perpetrato in Arabia Saudita e nello Yemen. Amnesty International, che riconosce il diritto di giudicare e condannare chi si macchia di crimini ma si oppone comunque e sempre alla pena di morte, ha detto che l’esecuzione del giovane Hassanzadeh è un’altra plateale violazione agli obblighi internazionali.
Nell’anno in cui si festeggia il sessantesimo anno della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il rapporto di Amnesty International parla ancora di tirannia, di sistematici abusi di potere e di mancato rispetto delle più basilari regole del diritto. Oltre alle 1252 condanne a morte eseguite in 24 Paesi nel solo 2007, l’Organizzazione non Governativa denuncia migliaia di casi di torture e crudeltà, detenzioni arbitrarie, estorsione di confessioni, interrogato segreti e procedimenti giudiziari iniqui, leggi limitative della libertà di espressione e di stampa, detenzioni per reati di coscienza, leggi discriminatorie nei confronti delle donne, dei migranti e delle minoranze in genere.
Gravissime violazioni che vedono tra i primi posti Paesi quali gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, l’Iran, Israele……; 24 Paesi dove vengono eseguite le pene di morte; 81 Paesi dove è ancora perpetrata la tortura, 77 Paesi dove non è consentita la libera di espressione, 54 Paesi dove vengono calpestati i diritti dell’imputato, 23 Paesi dove vengono ancora discriminate le donne, Paesi dove vengono discriminate le minoranze e i migranti…… tutto questo nell’anno in cui si festeggia il sessantesimo anno della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Eugenio Roscini Vitali
www.canisciolti.info
L’umanità ha perso ancora.









