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GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO: AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE AGLI STATI DI RIAFFERMARE IL DIRITTO D’ASILO

Giugno 20, 2008

GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO: AMNESTY INTERNATIONAL

CHIEDE AGLI STATI DI RIAFFERMARE IL DIRITTO D’ASILO

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, nell’anno in cui
ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti
umani, Amnesty International chiede agli Stati di riaffermare il diritto
di ogni persona a cercare e ottenere asilo dalla persecuzione, cosi’ come
riconosciuto dall’art. 14 della Dichiarazione del 1948.

Quasi due milioni di rifugiati iracheni, fuggiti per evitare di essere
assassinati, rapiti o sottoposti a maltrattamenti e torture, si trovano
oggi in Giordania e Siria. Nel Mediterraneo, richiedenti asilo e migranti
continuano a morire nel disperato tentativo di raggiungere l’Europa.
Questi sono solo due dei molti problemi riguardanti i rifugiati che il
mondo e’ chiamato ad affrontare.

Contemporaneamente e senza clamore, le porte per i rifugiati si chiudono.
Il governo giordano e quello siriano hanno imposto restrizioni
all’ingresso dei rifugiati iracheni, mentre la Svezia, il paese europeo
che ne ospita il maggior numero, ha cambiato atteggiamento e li sta
rimpatriando verso zone estremamente pericolose dell’Iraq. Nella regione
mediterranea, paesi come la Spagna e l’Italia sono coinvolti in piani
d’intercettamento e di pattugliamento congiunto dell’immigrazione insieme
a paesi dell’Africa settentrionale e occidentale: in questo modo, le
persone possono essere rimandate indietro, esattamente nelle situazioni
terribili da cui cercano disperatamente di fuggire.

I rifugiati iracheni in Giordania e Siria hanno immediato bisogno di
assistenza internazionale, ma i fondi destinati alle agenzie dell’Onu che
si occupano di loro risultano inadeguati. A maggio, l’Alto commissariato
Onu per i rifugiati ha nuovamente chiesto di colmare la mancanza di 127
milioni di dollari, senza i quali i programmi di assistenza sanitaria e
alimentare in Iraq sarebbero stati ridotti, spingendo altri iracheni
nell’indigenza assoluta e aumentando le probabilita’ di piu’ elevati tassi
di malnutrizione e dell’aumento del lavoro minorile.

Sono 147 gli Stati parte della Convenzione del 1951 relativa allo status
di rifugiato o del suo Protocollo, i principali strumenti del diritto
internazionale per la protezione dei rifugiati.

Amnesty International chiede ai governi di assicurare che la loro azione e
le politiche da essi adottate non pregiudichino la protezione offerta
dalla Convenzione e da altri strumenti internazionali. Secondo
l’organizzazione per i diritti umani, inoltre, gli Stati non solo
dovrebbero proteggere i diritti dei rifugiati all’interno della propria
giurisdizione, ma dovrebbero anche aiutare altri paesi nei quali il numero
dei rifugiati ha assunto grandi dimensioni.

Amnesty International chiede all’Unione europea di rispettare interamente
i suoi obblighi nei confronti dei rifugiati, assicurando che i controlli
alle sue frontiere non costringano, direttamente o indirettamente, i
richiedenti asilo
a rientrare nei paesi di transito, in cui potrebbero
andare incontro ad arresti arbitrari, espulsioni collettive o rimpatri
verso paesi, come quelli dell’Africa settentrionale e occidentale, dove
rischierebbero la tortura o l’abbandono nel deserto, senza acqua ne’ cibo.

L’organizzazione per i diritti umani chiede all’Unione europea di
assicurare anche che, nello sviluppo di un sistema comune in materia
d’asilo, tutti i richiedenti asilo sotto la giurisdizione degli Stati
membri abbiano accesso a una procedura d’asilo equa e soddisfacente a
prescindere dal paese d’origine o di transito, e che sia posta fine a
procedure accelerate, che risultano inadeguate.

Amnesty International sollecita gli Stati a puntare maggiormente sul
reinsediamento, che e’ uno dei mezzi con cui puo’ essere esercitata la
responsabilita’ comune di assistere gli Stati che ricevono rifugiati e
puo’ essere fornita a questi ultimi una soluzione durevole. Per molti
rifugiati, il reinsediamento e’ l’unico modo per avere accesso a diritti
umani fondamentali come l’educazione, le cure mediche e un’abitazione
dignitosa. Lo stesso vale per i rifugiati ammalati, diversamente abili o
traumatizzati dalla propria esperienza, che possono non trovare adeguata
assistenza nei paesi di asilo.

Sono nove i paesi tradizionalmente all’avanguardia nei programmi di
reinsediamento, cui si sono recentemente aggiunti paesi in via di sviluppo
come Brasile, Burkina Faso e Cile, che hanno iniziato a reinsediare
piccoli gruppi di rifugiati. Amnesty International chiede ad altri Stati
di aggiungersi all’elenco.

Infine, Amnesty International sollecita gli Stati a collaborare con l’Alto
commissariato Onu per i rifugiati, per sviluppare modalita’ efficaci di
condivisione delle responsabilita’ in caso di ampi arrivi di rifugiati.

La risposta a questo tragico problema non puo’ essere quella di respingere
la sofferenza umana e voltare le spalle a persone che si trovano in
circostanze drammatiche. La risposta dev’essere quella di assumere
maggiori responsabilita’, rispetto a un problema globale, trovando un modo
globale per risolverlo.

FINE DEL COMUNICATO
Roma
, 20 giugno 2008

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

Arrestateci tutti

Giugno 16, 2008
Arrestateci Tutti

L’altro giorno, fingendo di avanzare un’”ipotesi di dottrina”, Giovanni Sartori ha messo in guardia sulla Stampa dai ”dittatori democratici” e ha spiegato: “Con Berlusconi il nostro resta un assetto costituzionale in ordine, la Carta della Prima Repubblica non è stata abolita. Perché non c’è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall’interno. Si impacchetta la Corte costituzionale, si paralizza la magistratura… si può lasciare tutto intatto, tutto il meccanismo di pesi e contrappesi. E di fatto impossessarsene, occuparne ogni spazio. Alla fine rimane un potere ‘transitivo’ che traversa tutto il sistema politico e comanda da solo”. Non poteva ancora sapere quel che sarebbe accaduto l’indomani: il governo non solo paralizza la magistratura, ma imbavaglia anche l’informazione abolendo quella giudiziaria. E, per chi non avesse ancora capito che si sta instaurando un regime, sguinzaglia pure l’esercito per le strade.

Nei giorni scorsi abbiamo illustrato i danni che il ddl Berlusconi-Ghedini-Alfano sulle intercettazioni provocherà sulle indagini e i processi. Ora è il caso di occuparci di noi giornalisti e di voi cittadini, cioè dell’informazione. Che ne esce a pezzi, fino a scomparire, per quanto riguarda le inchieste della magistratura. Il tutto nel silenzio spensierato e irresponsabile delle vestali del liberalismo e del garantismo un tanto al chilo. Che, anzi, non di rado plaudono alle nuove norme liberticide. Non si potrà più raccontare nulla, ma proprio nulla, fino all’inizio dei processi. Cioè per anni e anni. Nemmeno le notizie “non più coperte da segreto”, perché anche su quelle cala un tombale “divieto di pubblicazione” che riguarda non soltanto gli atti e le intercettazioni, ma anche il loro “contenuto”. Non si potrà più riportarli né testualmente né “per riassunto”. Nemmeno se non sono più segreti perché notificati agli indagati e ai loro avvocati. Niente di niente.

L’inchiesta sulla premiata macelleria Santa Rita, con la nuova legge, non si sarebbe mai potuta fare. Ma, anche se per assurdo si fosse fatta lo stesso, i giornali avrebbero dovuto limitarsi a comunicare che erano stati arrestati dei manager e dei medici: senza poter spiegare il perché, con quali accuse, con quali prove. Anche l’Italia, come i regimi totalitari sudamericani, conoscerà il fenomeno dei desaparecidos: la gente finirà in galera, ma non si saprà il perché. Così, se le accuse sono vere, le vittime non ne sapranno nulla (i famigliari dei pazienti uccisi nella clinica milanese, che stanno preparando una class action contro i medici assassini, sarebbero ignari di tutto e lo resterebbero fino all’apertura del processo, campa cavallo). Se le accuse invece sono false (come nel caso di Rignano Flaminio, smontato dalla libera stampa), l’opinione pubblica non potrà più sapere che qualcuno è stato ingiustamente arrestato, né come si difende: insomma verrà meno il controllo democratico dei cittadini sulla Giustizia amministrata in nome del popolo italiano.

Chi scrive qualcosa è punito con l’arresto da 1 a 3 anni e con l’ammenda fino a 1.032 euro per ogni articolo pubblicato. Le due pene – detentiva e pecuniaria – non sono alternative, ma congiunte. Il che significa che il carcere è sempre previsto e, anche in un paese dov’è difficilissimo finire dentro (condizionale fino a 2 anni, pene alternative fino a 3), il giornalista ha ottime probabilità di finirci: alla seconda o alla terza condanna per violazione del divieto di pubblicazione (non meno di 9 mesi per volta), si superano i 2 anni e si perde la condizionale; alla quarta o alla quinta si perde anche l’accesso ai servizi sociali e non resta che la cella. Checchè ne dica l’ignorantissimo ministro ad personam Angelino Alfano.

E non basta, perché i giornalisti rischiano grosso anche sul fronte disciplinare: appena uno viene indagato per aver informato troppo i suoi lettori, la Procura deve avvertire l’Ordine dei giornalisti affinchè lo sospenda per 3 mesi dalla professione. Su due piedi, durante l’indagine, prim’ancora che venga eventualmente condannato. A ogni articolo che scrivi, smetti di lavorare per tre mesi. Se scrivi quattro articoli, non lavori per un anno, e così via. Così ti passa la voglia d’informare. Anche perché, oltre a pagare la multa, finire dentro e smettere di lavorare, rischi pure di essere licenziato.

D’ora in poi le aziende editoriali dovranno premunirsi contro eventuali pubblicazioni di materiale vietato, con appositi modelli organizzativi, perché il “nuovo” reato vien fatto rientrare nella legge 231 sulla responsabilità giuridica delle società. Significa che l’editore, per non vedere condannata anche la sua impresa, deve dimostrare di aver adottato tutte le precauzioni contro le violazioni della nuova legge. Come? Licenziando i cronisti che pubblicano troppo e i direttori che glielo consentono. Così usciranno solo le notizie che interessano agli editori: quelle che danneggiano i loro concorrenti o i loro nemici (nel qual caso l’editore si sobbarca volentieri la multa salatissima prevista dalla nuova legge, da 50 mila a 400 mila euro per ogni articolo, e accetta di buon grado il rischio di veder finire in tribunale la sua società). La libertà d’informazione dipenderà dalle guerre per bande politico-affaristiche tra grandi gruppi. E tutte le notizie non segrete non pubblicate? Andranno ad alimentare un sottobosco di ricatti incrociati e di estorsioni legalizzate: o paghi bene, o ti *******o.

Ultima chicca: il sacrosanto diritto alla rettifica di chi si sente danneggiato o diffamato, già previsto dalla legge attuale, viene modificato nel senso che la rettifica dovrà uscire senza la replica del giornalista. Se Tizio, dalla cella di San Vittore, scrive al giornale che non è vero che è stato arrestato, il giornalista non può nemmeno rispondere che invece è vero, infatti scrive da San Vittore. A notizia vera si potrà opporre notizia falsa, senza che il lettore possa più distinguere l’una dall’altra. Tutto ciò, s’intende, se i giornalisti si lasceranno imbavagliare senza batter ciglio.

Personalmente, annuncio fin d’ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so
. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d’indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato. Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all’articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali (“Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche…”, con possibili restrizioni solo in caso di notizie “riservate” o dannose per la sicurezza e la reputazione). Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l’Unione Cronisti, l’associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti.
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

Adesione al progetto resistenziale-Travaglio

commenti


l’Unità, 16 giugno 2008

Caro Direttore, invio la mia totale adesione al progetto resistenziale-Travaglio da casa mia, dove sono già in una specie di “arresti domiciliari“. Metaforici, certo, dal punto di vista di una professione che stava precipitando di suo e a forza di Alfano verrebbe colpita e affondata
del tutto. Aderisco ad “arrestateci tutti” (che risulta così tragicamente attuale per assonanza con “ammazzateci tutti” dei ragazzi di Locri) perché se la reazione sarà generale facendo come se la legge non ci fosse forse riusciremo a non far passare un “golpe bianco“: o comunque gli italiani sapranno che di questo si tratta, del diritto/dovere dell’informazione democraticamente indispensabile e non di un qualunque dibattito su opposte visioni del giornalismo. Stanno rapinandoci della democrazia, almeno se ne dia l’allarme.

http://www.italiopoli.it/?id_blogdoc=1942111

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Mr. Bush non è sui giornali…..

Giugno 16, 2008

Non ci fanno pensare

Giugno 14, 2008

Ciao

pensavo che oltre a informarci malissimo non ci fanno pensare.

Fateci caso: se guardiamo i tg o la tv sono fatti apposta per riempirci la vita.

Io quando non ho voglia di pensare accendo la v e mi si svuota la testa.

Ai tg fanno sentire sempre gli stessi politicanti e non si degnano minimamente di far sentire altre voci fuori dal coro….. ci danno le “verità” con gli stessi toni altisonanti con cui ce le presentano i nostri monarchi.

I film ci presentano oro a fiumi mentre tutto va a rotoli.

La gente quindi non pensa, assorbe il messaggio e lo commenta. Lo commenta. C’è differenza.

Cazzo io non ci sto: a me non la danno a bere. È necessario farsi sentire anche fuori dal web.

Salviamo le foche!!!

Giugno 13, 2008

Per favore firmate per fermare questa cosa ignobile, grazie.

http://www.firmiamo.it/salviamolefoche

TI PIACEREBBE ESSERE BASTONATO SULLA TESTA CON FORZA, E AVERE IL CORAGGIO DI CHIAMARLO ‘SPORT’!?


LA NORVEGIA E IL CANADA HANNO UN NUOVO TIPO DI TURISMO: UCCIDERE CUCCIOLI DI FOCA. LO DEFINISCONO ‘SPORT’…

VORRESTE DEFINIRE CIO’ UNO SPORT?
LUI E’ UNO SPORTIVO?
PERCHE’?

SEI LA NOSTRA UNICA SPERANZA!!!

QUESTA BARBARIA NON DOVREBBE ESSERE CONCESSA NELLA NOSTRA SOCIETA’…

NON VOLTARCI LE SPALLE, SIAMO INDIFESI

SO CHE QUESTE IMMAGINI POTRANNO SEMBRARVI DOLOROSE, MA NOI SENTIAMO IL DOLORE. CI STANNO MASSACRANDO PROPRIO IN QUESTO MOMENTO…

COSA GLI CONFERISCE IL DIRITTO DI TOGLIERCI LA VITA? CHI E’ LUI PER DECIDERE LA NOSTRA SORTE?

CHE RAZZA DI SPORT E’ MAI QUESTO? IO NON FACEVO DEL MALE A NESSUNO. STAVO SOLO NUOTANDO PER I FATTI MIEI…

VI PREGO, AIUTATE ME E I MIEI AMICI…

NON POTETE SEMPLICEMENTE IGNORARE QUESTE IMMAGINI… STARE IN SILENZIO SENZA FAR NULLA VI RENDE COLPEVOLI…

PER FAVORE, AIUTATECI

PER FAVORE, NON CI ABBANDONATE…

FERMATE L’UCCISIONE DELLE FOCHE

PUOI FARE UN ESPOSTO REINVIANDOLO A PIU’ PERSONE POSSIBILE, INVITANDOLE A LORO VOLTA A FARE LA MEDESIMA COSA. RENDETE NOTI QUESTI ASSASSINI AI LEADER MONDIALI.
GRAZIE!!!

CLICCAMI!!!

chi non firma se la vedrà con me

Giugno 13, 2008

mi è arrivata questa mail. no comment (la censura)
se non vedete le foto non vi preoccupate googlate il nome di questo @@@@@@@@
non so se il copia incolla copii anche le immagini.

Spoiler

Nell anno 2007, Guillermo Vargas Habacuc, un finto artista, prese un cane di strada, lo legò ad una corda corta ad un muro di una galleria d’arte e lo lasciò morire lentamente di fame e di sete:
>
> Durante parecchi giorni, l’autore di questa orribile crudeltà e i visitatori di questa galleria d’arte erano spettatori impassibili dell’ agonia del povero animale, fino a quando finalmente morì di fame e di sete, sicuramente dopo essere passato per un doloroso, assurdo ed incomprensibile calvario.
>
> [http://img505.imageshack.us/img505/1...cn8139vk6.jpg]
> [http://img339.imageshack.us/img339/5...cn8146pu4.jpg]
> [http://img259.imageshack.us/img259/5...cn8153yv8.jpg]
> [http://img218.imageshack.us/img218/7...vidad1cq9.jpg]
> [http://img218.imageshack.us/img218/7...vidad4so6.jpg]
> [http://img218.imageshack.us/img218/5895/perritoho5.jpg]
>
>
>
> Quello non è tutto: la prestigiosa Biennale Centroamericana di Arte decise, incomprensibilmente, che la bestialità che aveva appena commesso questo individuo era arte, ed in questo modo tanto incomprensibile Guillermo Vargas Habacuc è stato invitato a ripetere la sua crudele azione in fortuna Biennale in 2008.
>
>
>
>
>
> Firmate qui: http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html, non bisogna pagare, né registrarsi, né niente di pericoloso, e vale la pena, per inviare una petizione e che questo uomo non sia congratulato né chiamato ‘artista’ per tanto crudele atto, per simile insensibilità e piacere col dolore altrui.
>
>
> È molto facile, se perdiamo il tempo rinviando sciocchezze a cui nessuno crede, bene possiamo dedicare un po’ di tempo a cercare di evitare che un altro animale innocente soffra la crudeltà di questo, ed altri, sadico e ripugnante ‘essere umano’:
>
>
>
> RINVIA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI I TUOI CONTATTI, PER FAVORE.
>
>
> Pd: se metti il nome del ‘artista’ in Google escono le foto di questo povero animale, e ti usciranno sicuramente anche pagine web dove potrai contrastarlo e vedere che è verità.
>