Archivio per Giugno 2008

GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO: AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE AGLI STATI DI RIAFFERMARE IL DIRITTO D’ASILO

Giugno 20, 2008

GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO: AMNESTY INTERNATIONAL

CHIEDE AGLI STATI DI RIAFFERMARE IL DIRITTO D’ASILO

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, nell’anno in cui
ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti
umani, Amnesty International chiede agli Stati di riaffermare il diritto
di ogni persona a cercare e ottenere asilo dalla persecuzione, cosi’ come
riconosciuto dall’art. 14 della Dichiarazione del 1948.

Quasi due milioni di rifugiati iracheni, fuggiti per evitare di essere
assassinati, rapiti o sottoposti a maltrattamenti e torture, si trovano
oggi in Giordania e Siria. Nel Mediterraneo, richiedenti asilo e migranti
continuano a morire nel disperato tentativo di raggiungere l’Europa.
Questi sono solo due dei molti problemi riguardanti i rifugiati che il
mondo e’ chiamato ad affrontare.

Contemporaneamente e senza clamore, le porte per i rifugiati si chiudono.
Il governo giordano e quello siriano hanno imposto restrizioni
all’ingresso dei rifugiati iracheni, mentre la Svezia, il paese europeo
che ne ospita il maggior numero, ha cambiato atteggiamento e li sta
rimpatriando verso zone estremamente pericolose dell’Iraq. Nella regione
mediterranea, paesi come la Spagna e l’Italia sono coinvolti in piani
d’intercettamento e di pattugliamento congiunto dell’immigrazione insieme
a paesi dell’Africa settentrionale e occidentale: in questo modo, le
persone possono essere rimandate indietro, esattamente nelle situazioni
terribili da cui cercano disperatamente di fuggire.

I rifugiati iracheni in Giordania e Siria hanno immediato bisogno di
assistenza internazionale, ma i fondi destinati alle agenzie dell’Onu che
si occupano di loro risultano inadeguati. A maggio, l’Alto commissariato
Onu per i rifugiati ha nuovamente chiesto di colmare la mancanza di 127
milioni di dollari, senza i quali i programmi di assistenza sanitaria e
alimentare in Iraq sarebbero stati ridotti, spingendo altri iracheni
nell’indigenza assoluta e aumentando le probabilita’ di piu’ elevati tassi
di malnutrizione e dell’aumento del lavoro minorile.

Sono 147 gli Stati parte della Convenzione del 1951 relativa allo status
di rifugiato o del suo Protocollo, i principali strumenti del diritto
internazionale per la protezione dei rifugiati.

Amnesty International chiede ai governi di assicurare che la loro azione e
le politiche da essi adottate non pregiudichino la protezione offerta
dalla Convenzione e da altri strumenti internazionali. Secondo
l’organizzazione per i diritti umani, inoltre, gli Stati non solo
dovrebbero proteggere i diritti dei rifugiati all’interno della propria
giurisdizione, ma dovrebbero anche aiutare altri paesi nei quali il numero
dei rifugiati ha assunto grandi dimensioni.

Amnesty International chiede all’Unione europea di rispettare interamente
i suoi obblighi nei confronti dei rifugiati, assicurando che i controlli
alle sue frontiere non costringano, direttamente o indirettamente, i
richiedenti asilo
a rientrare nei paesi di transito, in cui potrebbero
andare incontro ad arresti arbitrari, espulsioni collettive o rimpatri
verso paesi, come quelli dell’Africa settentrionale e occidentale, dove
rischierebbero la tortura o l’abbandono nel deserto, senza acqua ne’ cibo.

L’organizzazione per i diritti umani chiede all’Unione europea di
assicurare anche che, nello sviluppo di un sistema comune in materia
d’asilo, tutti i richiedenti asilo sotto la giurisdizione degli Stati
membri abbiano accesso a una procedura d’asilo equa e soddisfacente a
prescindere dal paese d’origine o di transito, e che sia posta fine a
procedure accelerate, che risultano inadeguate.

Amnesty International sollecita gli Stati a puntare maggiormente sul
reinsediamento, che e’ uno dei mezzi con cui puo’ essere esercitata la
responsabilita’ comune di assistere gli Stati che ricevono rifugiati e
puo’ essere fornita a questi ultimi una soluzione durevole. Per molti
rifugiati, il reinsediamento e’ l’unico modo per avere accesso a diritti
umani fondamentali come l’educazione, le cure mediche e un’abitazione
dignitosa. Lo stesso vale per i rifugiati ammalati, diversamente abili o
traumatizzati dalla propria esperienza, che possono non trovare adeguata
assistenza nei paesi di asilo.

Sono nove i paesi tradizionalmente all’avanguardia nei programmi di
reinsediamento, cui si sono recentemente aggiunti paesi in via di sviluppo
come Brasile, Burkina Faso e Cile, che hanno iniziato a reinsediare
piccoli gruppi di rifugiati. Amnesty International chiede ad altri Stati
di aggiungersi all’elenco.

Infine, Amnesty International sollecita gli Stati a collaborare con l’Alto
commissariato Onu per i rifugiati, per sviluppare modalita’ efficaci di
condivisione delle responsabilita’ in caso di ampi arrivi di rifugiati.

La risposta a questo tragico problema non puo’ essere quella di respingere
la sofferenza umana e voltare le spalle a persone che si trovano in
circostanze drammatiche. La risposta dev’essere quella di assumere
maggiori responsabilita’, rispetto a un problema globale, trovando un modo
globale per risolverlo.

FINE DEL COMUNICATO
Roma
, 20 giugno 2008

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

Arrestateci tutti

Giugno 16, 2008
Arrestateci Tutti

L’altro giorno, fingendo di avanzare un’”ipotesi di dottrina”, Giovanni Sartori ha messo in guardia sulla Stampa dai ”dittatori democratici” e ha spiegato: “Con Berlusconi il nostro resta un assetto costituzionale in ordine, la Carta della Prima Repubblica non è stata abolita. Perché non c’è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall’interno. Si impacchetta la Corte costituzionale, si paralizza la magistratura… si può lasciare tutto intatto, tutto il meccanismo di pesi e contrappesi. E di fatto impossessarsene, occuparne ogni spazio. Alla fine rimane un potere ‘transitivo’ che traversa tutto il sistema politico e comanda da solo”. Non poteva ancora sapere quel che sarebbe accaduto l’indomani: il governo non solo paralizza la magistratura, ma imbavaglia anche l’informazione abolendo quella giudiziaria. E, per chi non avesse ancora capito che si sta instaurando un regime, sguinzaglia pure l’esercito per le strade.

Nei giorni scorsi abbiamo illustrato i danni che il ddl Berlusconi-Ghedini-Alfano sulle intercettazioni provocherà sulle indagini e i processi. Ora è il caso di occuparci di noi giornalisti e di voi cittadini, cioè dell’informazione. Che ne esce a pezzi, fino a scomparire, per quanto riguarda le inchieste della magistratura. Il tutto nel silenzio spensierato e irresponsabile delle vestali del liberalismo e del garantismo un tanto al chilo. Che, anzi, non di rado plaudono alle nuove norme liberticide. Non si potrà più raccontare nulla, ma proprio nulla, fino all’inizio dei processi. Cioè per anni e anni. Nemmeno le notizie “non più coperte da segreto”, perché anche su quelle cala un tombale “divieto di pubblicazione” che riguarda non soltanto gli atti e le intercettazioni, ma anche il loro “contenuto”. Non si potrà più riportarli né testualmente né “per riassunto”. Nemmeno se non sono più segreti perché notificati agli indagati e ai loro avvocati. Niente di niente.

L’inchiesta sulla premiata macelleria Santa Rita, con la nuova legge, non si sarebbe mai potuta fare. Ma, anche se per assurdo si fosse fatta lo stesso, i giornali avrebbero dovuto limitarsi a comunicare che erano stati arrestati dei manager e dei medici: senza poter spiegare il perché, con quali accuse, con quali prove. Anche l’Italia, come i regimi totalitari sudamericani, conoscerà il fenomeno dei desaparecidos: la gente finirà in galera, ma non si saprà il perché. Così, se le accuse sono vere, le vittime non ne sapranno nulla (i famigliari dei pazienti uccisi nella clinica milanese, che stanno preparando una class action contro i medici assassini, sarebbero ignari di tutto e lo resterebbero fino all’apertura del processo, campa cavallo). Se le accuse invece sono false (come nel caso di Rignano Flaminio, smontato dalla libera stampa), l’opinione pubblica non potrà più sapere che qualcuno è stato ingiustamente arrestato, né come si difende: insomma verrà meno il controllo democratico dei cittadini sulla Giustizia amministrata in nome del popolo italiano.

Chi scrive qualcosa è punito con l’arresto da 1 a 3 anni e con l’ammenda fino a 1.032 euro per ogni articolo pubblicato. Le due pene – detentiva e pecuniaria – non sono alternative, ma congiunte. Il che significa che il carcere è sempre previsto e, anche in un paese dov’è difficilissimo finire dentro (condizionale fino a 2 anni, pene alternative fino a 3), il giornalista ha ottime probabilità di finirci: alla seconda o alla terza condanna per violazione del divieto di pubblicazione (non meno di 9 mesi per volta), si superano i 2 anni e si perde la condizionale; alla quarta o alla quinta si perde anche l’accesso ai servizi sociali e non resta che la cella. Checchè ne dica l’ignorantissimo ministro ad personam Angelino Alfano.

E non basta, perché i giornalisti rischiano grosso anche sul fronte disciplinare: appena uno viene indagato per aver informato troppo i suoi lettori, la Procura deve avvertire l’Ordine dei giornalisti affinchè lo sospenda per 3 mesi dalla professione. Su due piedi, durante l’indagine, prim’ancora che venga eventualmente condannato. A ogni articolo che scrivi, smetti di lavorare per tre mesi. Se scrivi quattro articoli, non lavori per un anno, e così via. Così ti passa la voglia d’informare. Anche perché, oltre a pagare la multa, finire dentro e smettere di lavorare, rischi pure di essere licenziato.

D’ora in poi le aziende editoriali dovranno premunirsi contro eventuali pubblicazioni di materiale vietato, con appositi modelli organizzativi, perché il “nuovo” reato vien fatto rientrare nella legge 231 sulla responsabilità giuridica delle società. Significa che l’editore, per non vedere condannata anche la sua impresa, deve dimostrare di aver adottato tutte le precauzioni contro le violazioni della nuova legge. Come? Licenziando i cronisti che pubblicano troppo e i direttori che glielo consentono. Così usciranno solo le notizie che interessano agli editori: quelle che danneggiano i loro concorrenti o i loro nemici (nel qual caso l’editore si sobbarca volentieri la multa salatissima prevista dalla nuova legge, da 50 mila a 400 mila euro per ogni articolo, e accetta di buon grado il rischio di veder finire in tribunale la sua società). La libertà d’informazione dipenderà dalle guerre per bande politico-affaristiche tra grandi gruppi. E tutte le notizie non segrete non pubblicate? Andranno ad alimentare un sottobosco di ricatti incrociati e di estorsioni legalizzate: o paghi bene, o ti *******o.

Ultima chicca: il sacrosanto diritto alla rettifica di chi si sente danneggiato o diffamato, già previsto dalla legge attuale, viene modificato nel senso che la rettifica dovrà uscire senza la replica del giornalista. Se Tizio, dalla cella di San Vittore, scrive al giornale che non è vero che è stato arrestato, il giornalista non può nemmeno rispondere che invece è vero, infatti scrive da San Vittore. A notizia vera si potrà opporre notizia falsa, senza che il lettore possa più distinguere l’una dall’altra. Tutto ciò, s’intende, se i giornalisti si lasceranno imbavagliare senza batter ciglio.

Personalmente, annuncio fin d’ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so
. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d’indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato. Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all’articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali (“Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche…”, con possibili restrizioni solo in caso di notizie “riservate” o dannose per la sicurezza e la reputazione). Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l’Unione Cronisti, l’associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti.
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

Adesione al progetto resistenziale-Travaglio

commenti


l’Unità, 16 giugno 2008

Caro Direttore, invio la mia totale adesione al progetto resistenziale-Travaglio da casa mia, dove sono già in una specie di “arresti domiciliari“. Metaforici, certo, dal punto di vista di una professione che stava precipitando di suo e a forza di Alfano verrebbe colpita e affondata
del tutto. Aderisco ad “arrestateci tutti” (che risulta così tragicamente attuale per assonanza con “ammazzateci tutti” dei ragazzi di Locri) perché se la reazione sarà generale facendo come se la legge non ci fosse forse riusciremo a non far passare un “golpe bianco“: o comunque gli italiani sapranno che di questo si tratta, del diritto/dovere dell’informazione democraticamente indispensabile e non di un qualunque dibattito su opposte visioni del giornalismo. Stanno rapinandoci della democrazia, almeno se ne dia l’allarme.

http://www.italiopoli.it/?id_blogdoc=1942111

__________________

Mr. Bush non è sui giornali…..

Giugno 16, 2008

Una sconfitta per l’umanità

Giugno 14, 2008

immagine in linea

Un diciassettenne di etnia curda è stato impiccato martedì scorso in Iran. La notizia, diffusa da Amnesty International, precisa che Mohammad Hassanzadeh è stato condannato a morte perché giudicato colpevole di complicità nell’omicidio di un bambino di 10 anni; per lo stesso reato era già stato giustiziato un uomo di 60 anni, Rahim Pashabadi; Hassanzadeh, che al momento dell’omicidio aveva 15 anni, ha atteso l’esecuzione della sentenza nel carcere di Sanandaj.

La morte del giovane curdo è doppiamente grave perché questa volta il governo iraniano, che trasgredisce sistematicamente gli accordi sui diritti civili e politici dell’uomo stipulato dai Paesi aderenti alle Nazioni Unite, ha calpestato la stessa Convenzione dei diritto del fanciullo che proibisce l’esecuzione capitale di tutti coloro che hanno un’età inferiore ai 18 anni. Nonostante Teheran abbia ratificato la Convenzione, nel 2007 in Iran sono state giustiziate almeno otto persone che al momento del reato non erano ancora diciottenni.

Amnesty International, che chiede l’interruzione di questo barbaro modo di interpretare la giustizia, precisa che la scomparsa di Mohammad Hassanzadeh seppellisce le speranze dei giorni scorsi relative alla decisione del Capo della magistratura iraniana, Ayatollah Mahmoud Shahroudi, il quale aveva disposto un mese di rinvio per l’esecuzione di altri due giovani delinquenti accusati di omicidio plurimo. I legali di Behnoud Shojaee e Mohammad Feda’I, questo il nome degli accusati che hanno sempre dichiarato di non aver commesso intenzionalmente il fatto, avevano chiesto tempo per cercare di ottenere un accordo con le famiglie delle vittime che secondo la Sharia possono accettare un risarcimento in denaro, il cosiddetto prezzo del sangue, per consentire al tribunale di commutare la pena di morte in ergastolo. Attualmente in Iran sarebbero 85 i giovani criminali che rischiano di essere giustiziati ma le possibilità che il numero cresta sono altissime; la prossima condanna a morte toccherebbe a Saeed Jazee, un ragazzo di 21 anni che dovrebbe essere giustiziato il prossimo 25 giugno.

Alle esecuzioni capitali si aggiungono poi le torture: in una recente lettera Mohammad Feda’I, che al momento dell’arresto aveva 16 anni, ha dichiarato che alcuni ufficiali lo avrebbero obbligato a firmare una confessione senza che lui ne conoscesse il contenuto. Durante gli interrogatori il giovane ventunenne, da cinque anni in carcere in attesa dell’esecuzione della sentenza, sarebbe stato preso a calci e bastonato violentemente.

Tra i Paesi che si fregiano il “vanto” di infliggere la pena capitale, l’Iran è uno dei pochi che condanna a morte i criminali che hanno commesso i reati in età inferiore ai 18 anni. Oltre a Teheran, questo tipo di esecuzioni viene attualmente perpetrato in Arabia Saudita e nello Yemen. Amnesty International, che riconosce il diritto di giudicare e condannare chi si macchia di crimini ma si oppone comunque e sempre alla pena di morte, ha detto che l’esecuzione del giovane Hassanzadeh è un’altra plateale violazione agli obblighi internazionali.

Nell’anno in cui si festeggia il sessantesimo anno della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il rapporto di Amnesty International parla ancora di tirannia, di sistematici abusi di potere e di mancato rispetto delle più basilari regole del diritto. Oltre alle 1252 condanne a morte eseguite in 24 Paesi nel solo 2007, l’Organizzazione non Governativa denuncia migliaia di casi di torture e crudeltà, detenzioni arbitrarie, estorsione di confessioni, interrogato segreti e procedimenti giudiziari iniqui, leggi limitative della libertà di espressione e di stampa, detenzioni per reati di coscienza, leggi discriminatorie nei confronti delle donne, dei migranti e delle minoranze in genere.

Gravissime violazioni che vedono tra i primi posti Paesi quali gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, l’Iran, Israele……; 24 Paesi dove vengono eseguite le pene di morte; 81 Paesi dove è ancora perpetrata la tortura, 77 Paesi dove non è consentita la libera di espressione, 54 Paesi dove vengono calpestati i diritti dell’imputato, 23 Paesi dove vengono ancora discriminate le donne, Paesi dove vengono discriminate le minoranze e i migranti…… tutto questo nell’anno in cui si festeggia il sessantesimo anno della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Eugenio Roscini Vitali
www.canisciolti.info

L’umanità ha perso ancora.

Non ci fanno pensare

Giugno 14, 2008

Ciao

pensavo che oltre a informarci malissimo non ci fanno pensare.

Fateci caso: se guardiamo i tg o la tv sono fatti apposta per riempirci la vita.

Io quando non ho voglia di pensare accendo la v e mi si svuota la testa.

Ai tg fanno sentire sempre gli stessi politicanti e non si degnano minimamente di far sentire altre voci fuori dal coro….. ci danno le “verità” con gli stessi toni altisonanti con cui ce le presentano i nostri monarchi.

I film ci presentano oro a fiumi mentre tutto va a rotoli.

La gente quindi non pensa, assorbe il messaggio e lo commenta. Lo commenta. C’è differenza.

Cazzo io non ci sto: a me non la danno a bere. È necessario farsi sentire anche fuori dal web. Le uniche persone che hanno una mente critica e che vogliono sapere bene i fatti devono spulciare la rete.

Bisogna fare in modo che un emittente tv nazionale riporti le critiche, ad esempio di travaglio. Guardatevi il video di lunedì scorso. Quelle robe in tv non le senti.

Non ci fanno pensare

Giugno 14, 2008

Ciao

pensavo che oltre a informarci malissimo non ci fanno pensare.

Fateci caso: se guardiamo i tg o la tv sono fatti apposta per riempirci la vita.

Io quando non ho voglia di pensare accendo la v e mi si svuota la testa.

Ai tg fanno sentire sempre gli stessi politicanti e non si degnano minimamente di far sentire altre voci fuori dal coro….. ci danno le “verità” con gli stessi toni altisonanti con cui ce le presentano i nostri monarchi.

I film ci presentano oro a fiumi mentre tutto va a rotoli.

La gente quindi non pensa, assorbe il messaggio e lo commenta. Lo commenta. C’è differenza.

Cazzo io non ci sto: a me non la danno a bere. È necessario farsi sentire anche fuori dal web.

Salviamo le foche!!!

Giugno 13, 2008

Per favore firmate per fermare questa cosa ignobile, grazie.

http://www.firmiamo.it/salviamolefoche

TI PIACEREBBE ESSERE BASTONATO SULLA TESTA CON FORZA, E AVERE IL CORAGGIO DI CHIAMARLO ‘SPORT’!?


LA NORVEGIA E IL CANADA HANNO UN NUOVO TIPO DI TURISMO: UCCIDERE CUCCIOLI DI FOCA. LO DEFINISCONO ‘SPORT’…

VORRESTE DEFINIRE CIO’ UNO SPORT?
LUI E’ UNO SPORTIVO?
PERCHE’?

SEI LA NOSTRA UNICA SPERANZA!!!

QUESTA BARBARIA NON DOVREBBE ESSERE CONCESSA NELLA NOSTRA SOCIETA’…

NON VOLTARCI LE SPALLE, SIAMO INDIFESI

SO CHE QUESTE IMMAGINI POTRANNO SEMBRARVI DOLOROSE, MA NOI SENTIAMO IL DOLORE. CI STANNO MASSACRANDO PROPRIO IN QUESTO MOMENTO…

COSA GLI CONFERISCE IL DIRITTO DI TOGLIERCI LA VITA? CHI E’ LUI PER DECIDERE LA NOSTRA SORTE?

CHE RAZZA DI SPORT E’ MAI QUESTO? IO NON FACEVO DEL MALE A NESSUNO. STAVO SOLO NUOTANDO PER I FATTI MIEI…

VI PREGO, AIUTATE ME E I MIEI AMICI…

NON POTETE SEMPLICEMENTE IGNORARE QUESTE IMMAGINI… STARE IN SILENZIO SENZA FAR NULLA VI RENDE COLPEVOLI…

PER FAVORE, AIUTATECI

PER FAVORE, NON CI ABBANDONATE…

FERMATE L’UCCISIONE DELLE FOCHE

PUOI FARE UN ESPOSTO REINVIANDOLO A PIU’ PERSONE POSSIBILE, INVITANDOLE A LORO VOLTA A FARE LA MEDESIMA COSA. RENDETE NOTI QUESTI ASSASSINI AI LEADER MONDIALI.
GRAZIE!!!

CLICCAMI!!!

chi non firma se la vedrà con me

Giugno 13, 2008

mi è arrivata questa mail. no comment (la censura)
se non vedete le foto non vi preoccupate googlate il nome di questo @@@@@@@@
non so se il copia incolla copii anche le immagini.

Spoiler

Nell anno 2007, Guillermo Vargas Habacuc, un finto artista, prese un cane di strada, lo legò ad una corda corta ad un muro di una galleria d’arte e lo lasciò morire lentamente di fame e di sete:
>
> Durante parecchi giorni, l’autore di questa orribile crudeltà e i visitatori di questa galleria d’arte erano spettatori impassibili dell’ agonia del povero animale, fino a quando finalmente morì di fame e di sete, sicuramente dopo essere passato per un doloroso, assurdo ed incomprensibile calvario.
>
> [http://img505.imageshack.us/img505/1...cn8139vk6.jpg]
> [http://img339.imageshack.us/img339/5...cn8146pu4.jpg]
> [http://img259.imageshack.us/img259/5...cn8153yv8.jpg]
> [http://img218.imageshack.us/img218/7...vidad1cq9.jpg]
> [http://img218.imageshack.us/img218/7...vidad4so6.jpg]
> [http://img218.imageshack.us/img218/5895/perritoho5.jpg]
>
>
>
> Quello non è tutto: la prestigiosa Biennale Centroamericana di Arte decise, incomprensibilmente, che la bestialità che aveva appena commesso questo individuo era arte, ed in questo modo tanto incomprensibile Guillermo Vargas Habacuc è stato invitato a ripetere la sua crudele azione in fortuna Biennale in 2008.
>
>
>
>
>
> Firmate qui: http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html, non bisogna pagare, né registrarsi, né niente di pericoloso, e vale la pena, per inviare una petizione e che questo uomo non sia congratulato né chiamato ‘artista’ per tanto crudele atto, per simile insensibilità e piacere col dolore altrui.
>
>
> È molto facile, se perdiamo il tempo rinviando sciocchezze a cui nessuno crede, bene possiamo dedicare un po’ di tempo a cercare di evitare che un altro animale innocente soffra la crudeltà di questo, ed altri, sadico e ripugnante ‘essere umano’:
>
>
>
> RINVIA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI I TUOI CONTATTI, PER FAVORE.
>
>
> Pd: se metti il nome del ‘artista’ in Google escono le foto di questo povero animale, e ti usciranno sicuramente anche pagine web dove potrai contrastarlo e vedere che è verità.
>

Giornata mondiale contro il lavoro minorile

Giugno 13, 2008

JUNE 12 – THE WORLD DAY AGAINST CHILD LABOUR

12 giugno – La Giornata Mondiale contro il lavoro minorile

Quest’anno la Giornata Mondiale contro il lavoro minorile sarà marcato di tutto il mondo con le attività di sensibilizzazione che l’istruzione è la risposta giusta al lavoro minorile.

  • Istruzione per tutti i bambini, almeno per l’età minima di posti di lavoro.
  • Politiche in materia di istruzione che il lavoro minorile indirizzo di fornitura di risorse adeguate qualità dell’istruzione e della formazione professionale.
  • Istruzione a promuovere la consapevolezza sulla necessità di affrontare il lavoro minorile.

Lavoro minorile – un ostacolo per l’istruzione
L’OIL ha stimato che circa 165 milioni di bambini di età compresa tra i 5 e 14 sono coinvolti nel lavoro minorile. Molti di questi bambini lavorano per lunghe ore, spesso in condizioni pericolose.
Il lavoro minorile è strettamente associato con la povertà. Molte famiglie povere non sono in grado di permettersi le tasse scolastiche o di altre spese scolastiche. La famiglia può dipendere dal contributo che un minore rende al reddito del nucleo familiare, e da più importanza a quello che all’ istruzione.E quando una famiglia deve fare una scelta tra l’invio di un bambino o la bambina a scuola, spesso è la ragazza che perde.
Più che mai oggi, i bambini hanno bisogno di una buona qualità di istruzione e di formazione per acquisire le competenze necessarie ad avere successo nel mercato del lavoro. Tuttavia, in molti paesi le scuole che sono accessibili ai poveri sono dotate di risorse inadeguate. Povere strutture, che raggruppano più classi, e la mancanza di formazione degli insegnanti porta a bassi livelli di istruzione.
In Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite la più ampia comunità internazionale deve fissare gli obiettivi per garantire che entro il 2015 tutti i ragazzi e le ragazze completino un ciclo completo di istruzione primaria e che non vi sia disparità tra i sessi in materia di istruzione.
Tali obiettivi non possono essere soddisfatti solo se i fattori che generano il lavoro minorile vengono rimossi in primis l’aiuto alle famiglie povere per mandare a scuola i figli.

Tra i più importanti passi necessari sono:

  • Gratuità e istruzione obbligatoria;
  • eliminando gli ostacoli alla istruzione delle ragazze;
  • garantire che i bambini hanno accesso a una scuola e una cassetta di sicurezza e qualità ambiente di apprendimento;
  • recuperare il ritardo di istruzione per i bambini e giovani che hanno finora perso la scuola formale;
  • in tutto il mondo per affrontare la carenza di insegnanti e la garanzia di una adeguata formazione professionale e di insegnamento in vigore;
  • enforcing laws on child labour and education in line with international standards;

    far rispettare le leggi sul lavoro minorile e di istruzione in linea con gli standard internazionali;

  • lotta contro la povertà e la creazione di un lavoro dignitoso per gli adulti;
  • sensibilizzare l’opinione pubblica per affrontare il lavoro minorile.

Promozione dei diritti umani e lo sviluppo
Il diritto all’istruzione occupa un posto centrale in materia di diritti umani ed è essenziale per l’esercizio delle competenze di altri diritti umani e lo sviluppo. Esso fornisce un mezzo attraverso il quale i bambini economicamente e socialmente esclusi possonno risollevarsi dalla povertà. Quando si è bambini e si hanno avuto i benefici di un’istruzione per crescere, si è più propensi ad inviare i figli a scuola.
Investire in materia di istruzione è anche una sana economia decisione. OIL Un recente studio ha riscontrato che l’eliminazione del lavoro minorile e la sua sostituzione con l’istruzione universale avrebbe reso grandi benefici economici in aggiunta alle prestazioni sociali. Benefici a livello globale superare i costi di un rapporto di più di 6 a 1.
Unirsi a noi la Giornata mondiale contro il lavoro minorile
Saremo lieti di una Giornata Mondiale che è ampiamente sostenuta dai governi, datori di lavoro e organizzazioni di lavoratori, le agenzie delle Nazioni Unite, e tutti i soggetti interessati a combattere il lavoro minorile e promuovere l’istruzione.Vorremmo invitare te e sulla tua organizzazione da parte della Giornata Mondiale. Unisciti a noi e aggiungete la vostra voce per il movimento mondiale contro il lavoro minorile.

Per ulteriori informazioni contattare

ipec@ilo.org

ipec@ilo.org
www.ilo.org

Due post che mi riassumono

Giugno 13, 2008

Immaginate un mondo senza denaro, causa di tutti i mali, dove ognuno fa il suo mestiere senza compenso, ma solo per gli altri. Così quando a uno serve qualcosa va nei magazzini e prende quello che gli serve: non ci sarebbero nè ricchi nè poveri! (se nessuno se ne approfitta).
tutti i prodotti sarebbero equi e rispettosi dell’ambiente.
immaginate un mondo dove non ci siano guerre, dove gli stati si limitano a fornire assistenza sanitaria e servizi… non sarebbe bello?

http://www.p2pforum.it/forum/showthread.php?t=254108

Ciao.
questo appello è per la Terra.
Ed è rivolto a tutte le persone del mondo: alte e basse bianche e nere potenti e gente comune.
L’ ho scritto perchè vedo che ormai la speranza di cambiare sta svanendo.
La nostra Terra, vista da lassù, sembra un mare verde con un mare blu vicino.
Oggi conosciamo migliaia di stelle e poco più di un centinaio di pianeti. Di questi solo due o tre possono ospitare la vita. Ma non la ospitano.
Per un caso fortuito, è accaduto che questo pianeta abbia le caratteristiche adatte per ospitare la vita, ma queste caratteristiche si basano su un equilibrio molto precario, che è facile sconvolgere. Allora la vita svanirà e tutto sarà perduto per sempre.
Noi esseri umani condividiamo questo luogo con tanti esseri viventi, e non siamo noi a essere i padroni di tutto e tutti, perchè siamo tutti sullo stesso piano: con uno sconvolgimento sarà la fine.
Non sono pessimista, ma realista.
E’ ora di cambiare, perchè questo pianeta è ormai saturo e raggiunto il punto critico…
Distruggendo la Terra, non solo distruggiamo ciò che ci circonda, ma anche noi stessi: l’ esperimento umano sarà fallito. Secoli di conoscenze svaniranno per colpa nostra. I sumeri sono scomparsi perchè avevano sfruttato talmente tanto la natura che questa, da rigogliosa che era, si è trasformata in un deserto e sono morti tutti.
Lo stesso accadrà a noi.
Dobbiamo smetterla di inquinare in questa maniera e cominciare a cambiare. E’ ora di mettere da parte gli interessi, il denaro e i fanatismi.
Avanti: tutti insieme: spegnamo le centrali a petrolio e carbone e sostituiamole col nucleare. Intanto attiviamo il solare, l’ eolico e il geotermico. Quando questi saranno a pieno ciclo spegnamo le centrali nucleari e mandiamo le scorie sul Sole (non sono d’accordo neanch’io, ma alcune cose devono essere fatte). Modifichiamo geneticamente le piante e gli animali per ottenere piante e animali che necessitino sempre di meno acqua, di meno terreno e di meno risorse: siamo sette miliardi di persone, fra pochi anni saremo 10 miliardi. la Terra rimane una e già dal 6 ottobre ha esurito la sua capacità di smaltire i nostri rifiuti per il 2007. Questa storia va avanti dagli anni ottanta. Cominciamo a desalinizzare l’ acqua dei mari. Andiamo in bici e coi mezzi pubblici. Convertiamo gli impianti di produzione dei veicoli con altri per i motori a idrogeno e rendiamo ecologica la procedura per produrre quest’ultimo. Smettiamo di buttare una cosa quando si rompe: aggiustiamola, riutilzziamola e ricicliamola. Fa lo stesso di quanto può costare, faccciamolo gratis. E’ ora che il mercato si pieghi alla Terra, non che la Terra si pieghi al mercato. Altrimenti tutti i soldi accumulati non serviranno a niente: non ci saranno uomini e quindi non potranno essere spesi.
Spero che questo appello riesca nel suo intento, anche se è improbabile.
Spero che per una volta chi ha la (s)fortuna di decidere voglia farlo per il bene di tutti, non in nome dei suoi interessi.
Tutti insieme siamo ancora in tempo.
E un’alba nuova sorgerà.

P.S.: vi chiedo un ultimo sforzo: a chi sa bene una lingua, di tradurlo; a chi ha un sito, di pubblicarlo; a tutti: diffondetelo via mail o come vi pare a voi.

http://www.p2pforum.it/forum/showthread.php?t=252078

Questi articoli li scrissi ancora quando ero agli inizi se così si può dire della mia coscienza politica e ambientalista.

Però io mi baso ancora su questo. Si sono evoluti ampliati e strutturati nella mia mente, ma restano validi.